IL GIOCO SIMBOLICO

Pubblicato da Staff cooperativa il 16/02/2018
IL GIOCO SIMBOLICO
Cosa si intende....

 

Il gioco simbolico rappresenta una delle attività 
più importanti del bambino (in particolare, dal primo fino al sesto anno 
di vita), attraverso cui egli ha modo di contribuire direttamente e personalmente 
a strutturare il proprio sviluppo cognitivo, sociale e affettivo. Si tratta, 
infatti, di una forma di gioco che influenza significativamente tutte 
le dimensioni della personalità infantile, in un rapporto di causa-effetto, 
di tipo quantitativo e qualitativo: quanto più e quanto meglio il bambino 
avrà modo di vivere esperienze di gioco simbolico, tanto più e meglio 
si qualificheranno le sue abilità cognitive, socio-affettive e relazionali. 
Il gioco simbolico, che fa il suo esordio attorno ai 12/15 mesi di vita 
e si sviluppa nell'arco di tutta la prima infanzia, fino a 6 anni e anche 
oltre è il comportamento ludico infantile caratterizzato da finzione; 
il gioco di finzione è esperienza culturale e di crescita autentica e 
imprescindibile. Viene chiamato "simbolico" perché è caratterizzato da 
un processo di significazione indiretta, tipico di tutte le manifestazioni 
simboliche: qualcosa viene utilizzato per significare, rappresentare qualcos'altro. 
In particolare, nel gioco simbolico di un elemento fisicamente presente 
viene utilizzato per rappresentare un elemento assente ma evocato mentalmente: 
oggetti, azioni, identità, situazioni presenti vengono utilizzati per 
rappresentare, come se fossero oggetti, azioni, identità, situazioni diversi 
e solo immaginati (ad esempio, una matita come se fosse un bicchiere, 
una scatola di cartone che diventa una tana). L'incontro con gli oggetti 
materiali da parte del bambino avviene, per ritrovare qualcosa della realtà 
esterna.  Il piacere del gioco, fino a 12/18 mesi, è prevalentemente legato 
alle esperienze sensoriali e motorie che il bambino stesso può provocare. 
Si parla infatti di "gioco sensomotorio". Il muovere, il far cadere, il 
toccare, il conoscere con bocca e organi di senso, il far rumore, lo spostare 
prendono molto interesse, e strutturano un rapporto di conoscenza. In 
seguito, al centro degli interessi del bambino si pone l'imitazione, la 
capacità cioè di riprodurre situazioni in altri contesti e accanto ad 
essa il gioco simbolico propriamente detto, in cui qualcosa viene usato 
per rappresentare qualcos'altro. Si assiste — almeno fino alla soglia 
della scuola dell'obbligo — ad una variabilità continua di temi, di percorsi 
narrativi, di significati attribuiti agli oggetti impiegati, mentre la 
qualità emotiva è caratterizzata dal totale assorbimento nel gioco. Il 
bambino lo vive come un serio impegno. L'insieme di queste considerazioni 
rende evidente il ruolo positivo del gioco simbolico in tutte le dimensioni 
dello sviluppo infantile. Questo chiama in causa la scuola dell'infanzia 
e gli adulti educatori che vi operano, impegnati a organizzare il contesto 
educativo e a predisporre tutte quelle occasioni formative didatticamente 
idonee a promuovere il gioco simbolico.  Nella scuola dell'infanzia è 
importante che l'insegnante predisponga nell'angolo della casetta o dei 
travestimenti, del materiale ricco di opportunità diversificate di esercizio, 
per consentire al bambino giochi di finzione, di identificazione e di 
immaginazione.  E' necessario predisporre indumenti vari, stoffe, mantelli, 
cappelli, borse, foulard, burattini, bambole e pupazzi, oggetti per l'angolo 
della casetta (piatti, bicchieri, pentole posate, ecc.), passeggini o 
carrozzine per le bambole ecc.. L'insegnante deve, naturalmente, assecondare 
pienamente le proposte di gioco dei bambini riprendendole verbalmente 
o eseguendole per comunicare attenzione, senso d'importanza e disponibilità 
totale nei confronti di un'attività cui loro stessi attribuiscono centralità 
e importanza, ponendo domande di chiarimento sulle proposte di gioco dei 
bambini, per sollecitare la pianificazione, l'esplicitazione, lo sviluppo 
e l'articolazione coerente delle loro intenzioni ludiche.

RIFERIMENTI TEORICI

 

Vygotskij sottolinea l'importanza del gioco, soprattutto in età prescolastica, in quanto offrirebbe al bambino la maggior opportunità di compiere esperienze ricche e varie. Secondo questo autore attraverso la finzione ludica il fanciullo allarga il proprio campo di azione e di conoscenza, esprimendo principalmente il proprio bisogno di conoscere e di adattarsi al mondo. L'attività creativa, l'inventività, deriverebbero dall'esigenza di intervenire in modo costruttivo e attivo sulla realtà per il gusto di vivere situazioni reali e allargare le proprie esperienze. Secondo Vygotskij il gioco è un'attività basilare per lo sviluppo intellettivo e, nella prima infanzia, la più importante. A suo avviso, infatti, è il mezzo più efficiente per sviluppare il pensiero astratto: il bambino a questa età si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale. Per comprendere come il gioco faciliti il processo d'astrazione, Vygotskij parte dalla percezione dei bambini. All'inizio la percezione dell'oggetto è totalmente associata all'azione che il bambino può compiere su di esso, per es., la porta al fatto di potersi aprire e chiudere, il cavallo al fatto di cavalcare; con il gioco di immaginazione il bambino per la prima volta separa un oggetto dalle sue azioni o dalle sue proprietà. Tuttavia all'inizio non arriva a un vero e proprio processo simbolico in quanto il bambino ha bisogno di un oggetto concreto che in qualche modo renda possibile l'azione ed evochi realisticamente l'oggetto che vuole rappresentare. Per questa ragione l'oggetto usato nel gioco ha sempre, sia pur in maniera limitata, qualche proprietà che l'oggetto intende evocare. Bruner considera il gioco intanto "un modo per minimizzare le conseguenze delle azioni e quindi apprendere in una situazione meno rischiosa"; inoltre gli appare come "una buona occasione per tentare nuove combinazioni comportamentali che non potrebbero essere tentate sotto pressione funzionale". In questi giochi di finzione, del "fare finta che...", il bambino segue inizialmente un impulso puramente imitativo, che lo aiuta a varcare i limiti dell'infanzia, per proiettarsi nel mondo degli adulti, e impersonarne i ruoli.
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Il welfare aziendale e il mondo cooperativo

Pubblicato da Staff cooperativa il 14/02/2018

 

Recentemente, il Gruppo Cooperativo Gino Mattarelli (CGM) ha avviato un’imponente iniziativa in tema di welfare aziendale. Il progetto è stato presentato anche nel corso della XIII Convention di CGM, dal titolo "Tutta un'altra impresa! Sociale, creativa e sostenibile", tenutasi l’1 e il 2 febbraio scorso a Milano.


Gruppo CGM: un’offerta di welfare aziendale per le imprese

All’interno del nostro lavoro vi abbiamo spesso parlato del potenziale ruolo del mondo cooperativo nel mercato del welfare aziendale. Grazie ad alcune dinamiche e caratteristiche che contraddistinguono il settore - come la presenza di una cultura solidaristica, l’elevata presenza di lavoratrici donne e la democraticità dei processi decisionali - i beni e i servizi di welfare destinati ai lavoratori possono divenire un volàno di sviluppo per il mercato cooperativo. Il welfare aziendale può infatti giocare un duplice ruolo: alcune cooperative sociali possono essere contemporaneamente erogatrici di servizi e beneficiarie di prestazioni di welfare. Questo implementerebbe, da un lato, le loro possibilità di “business” (che, a sua volta, potrebbe essere incentivato anche da partnership con provider privati di servizi di welfare) e, dall’altro, un’economia attenta al bene comune e alla reciprocità.

In questo senso, le potenzialità del welfare aziendale sono state intuite dal Gruppo CGM che, a novembre 2017, ha avviato un progetto volto a sostenere le imprese nella costruzione di piani di welfare aziendale. Grazie alla sua rete, composta da 65 consorzi territoriali e oltre 760 cooperative sociali, CGM ha strutturato un’offerta di welfare aziendale per le imprese. L’offerta di CGM prevede: sostegno alle aziende nelle fasi di analisi dei bisogni aziendali e monitoraggio, progettazione condivisa dei piani di welfare, una piattaforma digitale che consente l’accesso ai servizi realizzate dalle cooperative della rete CGM. La novità è che il progetto si rivolge a tutte le imprese, incluse le stesse cooperative aderenti al Gruppo CGM nel caso in cui decidano di offrire servizi e misure di welfare aziendale ai proprio dipendenti.

Attraverso il portale, i dipendenti possono spendere il proprio conto welfare, richiedere rimborsi, usufruire di convenzioni e sconti per servizi implementati da realtà associate. Le prestazioni disponibili si divino in tre macro-aree:

  • servizi per le persone, che riguardano: l’assistenza fiscale e legale (counseling giuridico, 730, Unico persone fisiche, Isee, fiscalità locale), l’area del benessere (sport, wellness, personal trainer, massaggi, corretta alimentazione), l’orientamento professionale e la formazione (corsi di self empowerment, lingue, full immersion, coaching), le coperture assicurative, viaggi e vacanze (on demand, pacchetti innovativi, selezione dedicata), l’ambito della cultura, del risparmio e del tempo libero (corsi, sport, teatro, cinema, scontistiche su beni e servizi), time saving (personal concierge, disbrigo pratiche, colf);
  • servizi per i figli e la crescita, che comprende: cura dell'infanzia (asili nido, scuole materne, ludoteche e altri servizi prima infanzia, babysitting), campus e soggiorni (campus estivi e invernali 90 giorni, soggiorni estivi per ragazzi in Italia e all'estero), sostegno allo studio e supporto alla genitorialità (ripetizioni, laboratori, doposcuola, disturbi dell'apprendimento, bisogni educativi speciali, testi scolastici, orientamento agli studi, scuola per genitori, consulenze specialistiche), orientamento e formazione (supporto per application e università all'estero, lingue, certificazioni internazionali, inserimento lavorativo), tempo libero (sport, corsi e laboratori);
  • servizi per la famiglia, cioè tutto ciò che riguarda: servizi domiciliari (assistenza domiciliare e infermieristica, fisioterapia, logopedia, educatore professionale, trasporto sociale), servizi residenziali (strutture, servizi di sollievo specialistico, altri servizi erogati in struttura), orientamento e supporto ai familiari care giver (supporto psicologico, mediazione familiare, case management, assistenza amministrativa, informazioni su servizi e agevolazioni), formazione ai care giver, servizi di intermediazione e ricerca badanti, strumenti a supporto (fornitura ausili, domotica, televigilanza, telecontrollo).

Oltre alla piattaforma il progetto CGM prevede che le cooperative interessate ad occuparsi di welfare aziendale possano essere affiancate da “welfare manager” e beneficiare del più generalesostegno offerto dalla rete CGM per sviluppare soluzioni di welfare in grado di rispondere ai bisogni che emergono tra i dipendenti e personalizzare – dove richiesto – soluzioni e servizi.


La partnership con Jointly

Per dar vita a questa iniziativa, CGM ha stretto una partnership con il provider milanese Jointly. Jointly - oltre a mettere a disposizione la sua rete di fornitori e, quindi, arricchire il paniere di prestazioni disponibili - ha portato in dote le sue competenze tecnologiche, fornendo la piattaforma welfare. In questo modo, le imprese clienti potranno avere accesso ad un’offerta “personalizzabile”: grazie alla quantità di società di servizi coinvolte e grazie alla caratteristiche del portale, le realtà clienti potranno differenziare il loro piano di welfare in base alla regione in cui ha sede l’azienda, al numero di dipendenti, alle caratteristiche della popolazione aziendale, ai bisogni sociali espressi, ecc.

CGM a sua volta mette a disposizione di Jointly la sua rete di cooperative e imprese socialioperante sull’intero territorio che potrà così arricchire la già ampia e articolata rete di fornitori con cui opera Jointly.


Welfare aziendale: quali opportunità dal mondo cooperativo?

La recente esperienza del Gruppo CGM ci spinge a riflettere su quelli che possono essere i “legami” esistenti tra il welfare aziendale e il mondo della cooperazione. Come già accennato, il welfare aziendale può rappresentare un importante motore di crescita per l’economia cooperativa, e in particolare per quella sociale. Il “valore” del welfare aziendale per il mondo cooperativo si può manifestare attraverso due dimensioni: una “interna”, in quanto l’insieme dei servizi e prestazioni realizzate a favore dei soci e dei lavoratori delle cooperative consentono a questi ultimi di avere un sostegno concreto in materia di welfare integrativo e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (come evidenziato anche da Pavolini in un suo recente volume); una “esterna”, in quanto il sistema cooperativo (anche attraverso reti e/o consorzi) - dato il suo know-how - può strutturare un’offerta di servizi destinata a altre imprese (profit e non), entrando così all’interno del mercato del welfare aziendale.

Ma come mostra il caso di CGM, cooperative e imprese sociali possono svolgere un ruolo ancora più articolato. Oltre che “semplici” fornitori di servizi possono diventare aggregatori di prestazioni e misure di welfare aziendale mettendo in rete cooperative che offrono servizi diversi configurandoli dentro un pacchetto integrato di misure (ed essere parte di un consorzio diventa un fattore facilitante in questo senso) e/o operatori che dentro il mercato del welfare aziendale intermediano tra domanda e offerta aggiungendosi (ma diversificandosi) al bacino di provider oggi sul mercato.

Tali opportunità sono dettate da alcune qualità intrinseche del settore. In primo luogo, vi è la presenza di una “logica della condivisione” e di un approccio mutualistico molto marcato, che facilitano l’implementazione di un progetto condiviso a sostegno dei dipendenti. In secondo luogo, le realtà cooperative possiedono maggiori competenze - grazie all’esperienza nel settore in cui operano - rispetto a un’impresa for profit nella creazione e nella gestione di servizi di welfare. Infine, grazie a quelle che sono le logiche di fondo del mondo cooperativo (cura dell’altro, assistenza, mutualismo, ecc.), viene data una particolare attenzione alla cura della persona e quindi alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ma cooperative e imprese sociali possono rivelarsi un partner strategico dentro partnership multi-attore per una serie di ulteriori ragioni. Sono abituate a operare in partnership e in molti casi possono contare su reti pre-esistenti e già sperimentate che possono diventare “contenitori” nuovi per lanciare piani di welfare condivisi o per aggregare un’offerta di servizi che sia plurale ma al contempo sappia valorizzare la storia e le competenze delle singole cooperative.

Il mondo cooperativo si distingue anche per la capacità di fornire servizi ad alta intensità professionale per rispondere a criticità e bisogni sociali complessi, fornire una lettura dei bisogni, accompagnare e prendere in carico, alimentando un rapporto di fiducia con la controparte. Questo permette di andare oltre le “piattaforme”, per valorizzare l’unicità degli interlocutori (imprese, lavoratori, loro famiglie), proporre piani di welfare personalizzati e dare centralità alla parte più “sociale” del welfare aziendale. A questo scopo si rivelano di vitale importante le nuove figure professionali su cui il mondo cooperativo ha scelto di investire. Si tratta di “welfare manager” come nel caso di CGM (o di “care manager” come nel caso della Rete Comete) opportunamente formati che sanno affiancare le imprese nel comprendere i bisogni e nel definire il pacchetto di misure e servizi da includere nel piano di welfare.

Essere parte di una rete (ad esempio, un consorzio di imprese) favorisce la contaminazione e lo scambio di esperienze e si rivela essere in molti casi fonte di dinamismo e di sollecitazioni a migliorarsi anche sotto il profilo dell’imprenditorialità. Può inoltre favorire la riduzione dei costi di gestione e la condivisione di strumenti.

Infine, la funzione sociale delle cooperative può agire come fattore di traino per il ripensamento di modelli plurali, sostenibili e territoriali. Il loro coinvolgimento può infatti favorire processi di integrazione tra pubblico e privato: co-progettando e co-producendo piani di welfare aziendale cooperative e imprese sociali concorrono a mantenere un livello di servizi alla persona che oggi rischia di venire meno in connessione con la crisi del welfare state e ad orientare e canalizzare le risorse dentro un sistema di promozione sociale in cui l’ente pubblico non scompare ma al contrario assume un ruolo di regia e coordinamento. Così facendo - e potendo contare sulla conoscenza del territorio - il mondo cooperativo può contribuire anche a svolgere una funzione di raccordo del welfare locale.


Le sfide da affrontare

Nel generale contesto di sviluppo del welfare aziendale va prestata molta attenzione ai rischi connessi alla creazione di un sistema integrato - rispetto alla protezione sociale pubblica - di servizi di welfare in azienda. Vanno anche comprese le sfide che riguardano più da vicino il Terzo Settore e il mondo della cooperazione che, come abbiamo visto, guardano con crescente interesse a questo sviluppo.

Le cooperative, abituate ad interfacciarsi e a lavorare con il pubblico, devono ora imparare a interagire con i soggetti profit ripensando la loro offerta di servizi. Devono saper superare la logica dell’essere meri fornitori per puntare a diventare dei veri proprio partner dentro relazioni (quando non vere e proprie reti) con il mondo profit e con il pubblico. Devono sperimentare e possibilmente consolidare nuovi modelli di intervento che sappiano coniugare elementi comuni (es. la piattaforma) e le specificità delle singole imprese e/o gli elementi distintivi (oltre che i bisogni) di un dato territorio. Devono infine saper mediare tra l’interesse (in alcuni casi convenienza) ad entrare in un mercato - quello del welfare aziendale - oggi in forte espansione e le traiettorie che le singole cooperative vorrebbero intraprendere, puntando a valorizzare entrambi.

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Cava dè Tirreni , asilo nido comunale

Pubblicato da Staff cooperativa il 03/11/2017

In un clima allegro e festoso, con il corollario di genitori, bambini ed operatrici, si è svolto questa mattina, presso l’asilo nido comunale di via Carillo a Cava de’Tirreni, la cerimonia di inaugurazione dei servizi socio – educativi per la Prima Infanzia,promossi dal Piano di Zona Ambito S2, finanziati prevalentemente dal Piano di Azione e Coesione Infanzia – Autorità di gestione – Ministero dell’Interno.

Il piano prevedeva l’incremento dei posti disponibili nei servizi per i bambini da zero a tre anni così da assicurare il sostegno del ruolo genitoriale e la conciliazione dei tempi di lavoro.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco Vincenzo Servalli e l’assessore alle Politiche Sociali Enrico Bastolla del Comune di Cava de’Tirreni – ente capofila dell’Ambito S2, Elena Silvestri, presidente della Cooperativa Città della luna.

“Oggi inauguriamo quello che rappresenta un fiore all’occhiello ed un momento di orgoglio nei servizi comunali. Il mio ringraziamento- ha affermato il sindaco Vincenzo Servalli- va tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto. Quando si tratta di servizi resi ai bambini l’aspettativa dell’eccellenza è quella a cui aspirare e questa è una struttura di grande servizio e di grande qualità”.

A breve, presso la scuola dell’Infanzia di via S. Maria del Rovo, vi sarà l’apertura del servizio di ludoteca che permetterà, senza la somministrazione dei pasti, la permanenza dei bambini per quattro ore al giorno in modo che anche le madri non lavoratrici potranno fruire di un aiuto quotidiano.

articolo scritto da : #ulisseonline

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Incontro di sensibilizzazione e informazione

Pubblicato da Staff cooperativa il 03/11/2017

“E’ dura trovarsi a essere soli, sai. Penso che un buon tutore sia qualcuno che ti capisce e che ti ascolta. Che non pensa a te solo come a un rifugiato o a qualcuno che viene da un altro paese. Il tutore è qualcuno che veramente ti vede come una persona che ha bisogno di 
aiuto e che ha bisogno di essere protetto” 
Cit. Minore non accompagnato, Slovenia

Vi aspettiamo il 13 Novembre alle ore 16.30 sala MAVI Lacedonia

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Inaugurazione Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR ) per Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA)

Pubblicato da Staff cooperativa il 25/09/2017

Il Comune di Lacedonia (Ente Titolare del Progetto) e la Cooperativa Sociale la Città della Luna (Ente Gestore) sono lieti di presentare il Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) per Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), che ha sede presso la Comunità di Seconda Accoglienza “Sorella Luna Fratello Sole” in Lacedonia.

Il Comune di Lacedonia ha aderito alla rete Ministeriale del Sistema SPRAR gestita dal Servizio Centrale e guidato dall’ANCI, rispondendo ad una esigenza ormai strutturale del fenomeno migratorio del nostro Paese, e non più emergenziale. In particolare, l’accoglienza rivolta ai MSNA è sembrata quanto mai prioritaria nel quadro generale della composizione dei flussi in Italia negli ultimi anni.

In relazione all’analisi dei flussi migratori del 2016, l’UHNCR evidenzia che su 181.000 persone, tra uomini, donne, e minori, i minori stranieri non accompagnati hanno rappresentato il 14,2% di tutti gli arrivi via mare. Sono 25.846 in totale i minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle nostre coste nel 2016. Essi costituiscono il 92% del totale dei minori sbarcati, la maggior parte provenienti dall’Africa prevalentemente di nazionalità eritrea, gambiana e nigeriana.

In linea con gli obiettivi  delineati nel DM 10 Agosto 2016, il Servizio SPRAR per MSNA di Lacedonia prevede l’accoglienza di 16 MSNA di età compresa tra i 16 e i 18 anni richiedenti asilo e non richiedenti asilo di sesso maschile, provenienti da Centri di Prima Accoglienza Ministeriali distribuiti sul territorio nazionale.

 

Obiettivo prioritario del Servizio affidato alla gestione della Cooperativa “La Città della Luna” è favorire un’accoglienza integrata dei giovani accolti sul territorio che supera la mera assistenza materiale prevedendo per ciascun minore attività di informazione, orientamento, sostegno e accompagnamento finalizzate alla costruzione di percorsi individualizzati utili alla riconquista dell’autonomia personale, sociale ed economica. La riconquista dell’autonomia individuale viene intesa, dunque, come una effettiva emancipazione dal bisogno espresso di ricevere assistenza. Un modello di accoglienza che si configura, dunque, come un modello di “accoglienza emancipante”.

 

Il Servizio, di tipo residenziale, garantisce un’accoglienza di tipo familiare il cui intervento educativo è favorito dalla presenza di operatori qualificati ed esperti che guidano il minore in un percorso di crescita dell’identità personale e sociale favorendone la progressiva responsabilizzazione e autonomia.

 

L’Equipe multi-disciplinare che accompagna i Msna è formata da: 1 Coordinatore, 1 Supervisore Psico-pedagogico, 1Psicologa/a, 1 Educatore referente, 2 Educatori, 1 Mediatore linguistico culturale, 1 Insegnate di Lingua L1/L2, 1Operatore Legale; 1 Assistente Legale; 1 Operatore Sociale, 2 Responsabili Amministrativi.

In particolare i servizi garantiti dal Comune di Lacedonia e dall’Ente Gestore del Progetto SPRAR sono: Assistenza materiale; Mediazione linguistica culturale; Orientamento e accesso ai servizi del territorio (es. iscrizione anagrafica, iscrizione al SSN, inserimento scolastico, integrazione con le realtà associative e ludiche del territorio); Formazione e riqualificazione professionale; Orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo (tirocini, borse lavoro); Orientamento all’inserimento abitativo; Orientamento e accompagnamento all’inserimento sociale; Orientamento, accompagnamento e tutela legale; Tutela psico-socio-sanitaria (sostegno psicologico individuale; assistenza sanitaria).

La riuscita di un simile intervento non può prescindere dal lavoro quotidiano in rete con le Istituzioni Pubbliche, private e dell’Associazionismo del territorio. Un lavoro attivo e già in essere dal 2015, anno di avvio della Comunità “Casa Figli di Dio”, Centro di Prima Accoglienza FAMI, destinato all’accoglienza temporanea (max 60gg)  di 8 MSNA, provenienti da eventi di sbarco.

Si auspica la continuità e il rafforzarsi delle sinergie con tutti gli attori Istituzionali coinvolti e si ringrazia per la collaborazione attiva : la Prefettura di Avellino, la Questura di Avellino; la Procura della Repubblica presso il Tribunale per  Minori di Napoli; l’Asl di Avellino e i Distretti territoriali competenti; il Consorzio dei Servizi Sociali Alta Irpinia, il Tribunale Ordinario di Avellino – Ufficio Giudice Tutelare ; l’Istituto Scolastico Omnicomprensivo “F. De Sanctis” di Lacedonia; Il CPIA di Avellino e tutte le Organizzazioni di Volontariato e dell’Associazionismo presenti sul territorio del Comune di Lacedonia.

 

Programma Inaugurazione

Ore 11,00        Celebrazione Santa Messa presso Concattedrale S. Maria Assunta in cielo

                          officiata da Sua Eccellenza Monsignore Sergio Melillo

Ore 12.15        Intervento Musicale a cura della Banda U. Giordano di Lacedonia

Ore 12.30        Inaugurazione e Benedizione della Comunità

                          Presentazione Sindaco di Lacedonia Avv. Antonio di Conza

                          Benedizione Sua Eccellenza Monsignore Sergio Melillo Vescovo della

                          Diocesi di Ariano - Lacedonia                  

                          Intervengono

                          Dott.ssa Maria Tirone Prefetto di Avellino

                          Dott. Stefano Farina Presidente Consorzio Servizi Sociali Alta Irpinia

                          Dott.ssa Palma Elena Silvestri Presidente Coop. Sociale “La Città della Luna”                                   

 

  Ore 13.30   Brunch 

  Ore 15,30   Mostra di pittura, laboratori musicali e attività ricreative a cura di

                       Maestro di musica Emidio Onorato 

                       ANSPI di Lacedonia

                       ARALIM gruppo etno-musicale

                       con la partecipazione attiva dei minori stranieri non accompagnati ospiti

                       dello S.P.R.A.R. e del Centro di Prima Accoglienza - Comunità Alloggio

                       “Casa Figli di Dio” di Lacedonia

 VI ASPETTIAMO! 

 

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